lunedì 22 novembre 2010
LIUBA_trasalimenti_Rocca Calascio 2010
Telecronaca di un viaggio performance
.Prologo
Mi domando come si sta a trasferirsi, cosa si pensa e come si affrontano le paure, cosa emoziona e cosa brucia, cosa inquieta e cosa affascina.
Cosa spinge un artista a muoversi verso i luoghi dell'arte, cosa lo spinge a interagire con altri mondi lontani.. cosa lo spinge al rischio e al confronto?
Cosa c'è dietro a dei percorsi e a delle scelte che viste da lontano possono sembrare affascinanti, ma che da dentro sono spesso vissute con timore, o con paure, o con emozioni contrastanti?
Cosa è il fascino dello spazio e del tempo, che si muovono e mutano ma sempre permangono?
Cosa si cambia nel pensiero e nell'essere quando si cambiano gli stimoli, quando cambiano le panoramiche e i colori che entrano nei nostri occhi, quando cambiano le morfologie dei suoni che arrivano al nostro orecchio…come ci si sente, come si sta?
Cosa spinge un artista a muoversi verso i luoghi dell'arte, cosa lo spinge a interagire con altri mondi lontani.. cosa lo spinge al rischio e al confronto?
Cosa c'è dietro a dei percorsi e a delle scelte che viste da lontano possono sembrare affascinanti, ma che da dentro sono spesso vissute con timore, o con paure, o con emozioni contrastanti?
Cosa è il fascino dello spazio e del tempo, che si muovono e mutano ma sempre permangono?
Cosa si cambia nel pensiero e nell'essere quando si cambiano gli stimoli, quando cambiano le panoramiche e i colori che entrano nei nostri occhi, quando cambiano le morfologie dei suoni che arrivano al nostro orecchio…come ci si sente, come si sta?
Tutto questo mi incuriosisce, e uso me stessa come test, come cavia.
fonti:liuba.it
fonti:liuba.it
domenica 21 novembre 2010
Charlotte Park_arte_trasalimenti
Charlotte Park. Dal 1935 al 1939 ha studiato Alla Yale School of Fine Arts di New Haven, Connecticut NEL. Si e trasferita a New York City NEL 1945 e ha studiato privatamente con artista Australiano Wallace Harrison, il Che ha INOLTRE Incaricato PRESO Atto astratto dell'Artista Helen Frankenthaler. A New York, il Parco delle Nazioni Unite ha incontrato Altro artista di James Brooks e DOPO Anni, SI SONO sposati. Parco e Brooks cominciato UNO VISITARE il Springs, East Hampton, NEL 1949 e ha comprato La proprieta NEL 1957. Entrambe Park e Brooks erano Membri importanti della comunita Crescente Artistica ONU Long Island.
Per Tutto Il 1950, il Parco Esposto Presso regolarmente la prominente Stable Gallery di New York ed e Stato incluso NEL Whitney Museum of American Art Annual Exhibition del 1935. insegnato Parco also Agli inizi della carriera il il il SUA Presso la Scuola di Dalton a New York NEL 1951, cosi venire al Museo d'Arte Moderna di New York 1,955-57. NEL 1979, Guild Hall di East Hampton Tiene UNA Mostra delle Sue opere Dal 1970. Il Parrish Art Museum di Southampton ha ospitato Tre East End Artisti NEL 2003, con Park a Fianco di Dan Christensen e Allan Wexler venire Tre influenti artisti del Che Hanno vissuto e Lavorato a Lungo Island.
Applicabilità del Suo Lavoro SI possono trovare Presso il Museo Parrocchiale di Arte, Southampton, New York; Guild Hall, East Hampton, New York, e la Corcoran Gallery of Art, Washington, DC
Per Tutto Il 1950, il Parco Esposto Presso regolarmente la prominente Stable Gallery di New York ed e Stato incluso NEL Whitney Museum of American Art Annual Exhibition del 1935. insegnato Parco also Agli inizi della carriera il il il SUA Presso la Scuola di Dalton a New York NEL 1951, cosi venire al Museo d'Arte Moderna di New York 1,955-57. NEL 1979, Guild Hall di East Hampton Tiene UNA Mostra delle Sue opere Dal 1970. Il Parrish Art Museum di Southampton ha ospitato Tre East End Artisti NEL 2003, con Park a Fianco di Dan Christensen e Allan Wexler venire Tre influenti artisti del Che Hanno vissuto e Lavorato a Lungo Island.
Applicabilità del Suo Lavoro SI possono trovare Presso il Museo Parrocchiale di Arte, Southampton, New York; Guild Hall, East Hampton, New York, e la Corcoran Gallery of Art, Washington, DC
Nathan Oliveira_arte_trasalimenti
Nathan Oliveira, pittore, incisore e scultore, nato a Oakland, in California, è scomparso ad 81 anni nella sua casa di Palo Alto.Un'esplosione di creatività lo aveva "occupato" nei mesi prima della sua morte. All'inizio di novembre il figlio Joe aveva riferito ad un amico che suo padre aveva oltre 30 dipinti in corso, tra i quali alcuni olii su tavola di piccole, ma soprattutto di grandi dimensioni. Fatto straordinario, dal momento che Nathan era affetto da fibrosi polmonare ed era legato a una bombola di ossigeno.
Nato da genitori immigrati portoghesi, era cresciuto nel quartiere di Haight-Ashbury di San Francisco con sua madre e il suo patrigno. Il padre infatti era annegato quando era ancora un bambino. Dislessico, Nathan aveva sempre faticato a scuola, fino a quando un ritratto di Rembrandt visto in un museo durante le scuole superiori lo aveva fatto innamorare della pittura.
Dopo essersi diplomato al California College of the Arts, aveva insegnato pittura per diversi decenni in California, ad Oakland e poi presso la Stanford University, dove era stato nominato professore emerito.
Dall'inizio degli anni Sessanta, le sue opere sono state esposte in un centinaio di mostre personali e moltissime mostre collettive di importanti musei e gallerie in tutto il mondo, tra cui l'annuale Whitney Museum of American Art Exhibitions.
Insieme a vari colleghi, Oliviera era stato membro della Bay Area Figurative Movement, movimento che aveva portato il ritorno alle immagini e alla figura nella pittura americana, in risposta all'Espressionismo Astratto tanto in voga nella metà degli anni Cinquanta. Oliveira, attraverso la rappresentazione della figura umana, voleva onorare ed esprimere il suo amore per la vita.
Conosciuto anche come eccellente incisore, recentemente il suo lavoro si era concentrato su una serie di quadri ispirati alla poesia "The Windhover", di Gerard Manley Hopkins, che dovevano essere ospitati in un centro spirituale per la Stanford University.
Oliveira, che non aveva mai rinnegato le sue origini, ed amava il suo patrimonio portoghese, nel 2000 aveva ricevuto dal Presidente del Portogallo il premio "Commander" in "The Order of the Infante D. Henrique".
Di tutti i premi che Nathan Oliveira aveva ricevuto nella sua illustre carriera, quello fu l'unico che conservò nel suo ufficio.
Lo sguardo di Cristiano Cascelli sulli uomini del '900.
![]() |
| Basquiat, Pollock, Wilde. |
Mondrian, Picasso, Magritte, De Chirico
Il "pensiero" del Novecento e i suoi uomini straordinari: è questo il tema di '900, la personale che la Galleria Spazioinmostra di Milano dedica all'artista romano Cristiano Cascelli. Presentiamo un'anteprima della mostra, che si inaugura a dicembre.
Per informazioni: tel. 02 33105921 - 335 6665509,
sabato 20 novembre 2010
LA VETRINA DELL’AUTORE Liberodiscrivere® arte_trasalimenti.
LA VETRINA DELL’AUTORE
Liberodiscrivere®
domenica 28 novembre 2010 a partire dalle ore 18
presso il CROONER SWING CLUB Via dei Giustiniani 69/71r, Genovawww.Liberodiscrivere.it <http://www.Liberodiscrivere.it>
Gli autori che hanno un libro da proporre edito con qualsiasi casa editrice o autoedito, potranno incontrarsi sia con gli autori di Liberodiscrivere® sia con i loro potenziali lettori e acquirenti. Un vero e proprio happening letterario aperto a tutti. Una vetrina che unisce la tradizionale 'bancarella dei libri' all'incontro conviviale fra pubblico e autori. Ogni autore salirà sul palco, si presenterà al folto pubblico accompagnato da buona musica, uno stuzzicante aperitivo seguito da una ricca cena a buffet. I titoli, di tutti gli autori presenti, saranno esposti in un apposito spazio libreria all’ingresso del locale. L’incasso delle copie vendute resterà all’autore.Liberodiscrivere®
domenica 28 novembre 2010 a partire dalle ore 18
presso il CROONER SWING CLUB Via dei Giustiniani 69/71r, Genovawww.Liberodiscrivere.it <http://www.Liberodiscrivere.it>
Aperitivo e Cena tutto compreso Euro 28,00
PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA
Maria Cristina De Felice tel. 3356900223 - mail: mhtml:{033EE7C3-1A0F-45F0-A9D2-30092C4AD5D0}mid://00000004/!x-usc:cdefelice@liberodiscrivere.it
Antonello Cassan
Trasalimenti Art __ LO SCHERMO DELL'ARTE FILM FESTIVAL III EDIZIONE ODEON - FIRENZE 22 . 23 . 24 . 25 NOVEMBRE 2010
I protagonisti della terza edizione de Lo schermo dell'arte che si terrà all’Odeon Firenze dal 22 al 25 novembre prossimo saranno come sempre i film dedicati alle grandi figure delle arti contemporanee. Da Jean-Michel Basquiat a Shirin Neshat; da Antony Gormley a Francesca Woodman; da Vik Muniz a Olafur Eliasson; da Renzo Martens a Phil Collins. Infine un tributo al grande architetto Oscar Niemayer che compirà il prossimo dicembre 103 anni.
Lo schermo dell'arte film festival 2010 e' dedicato all'artista Ai Weiwei recentemente costretto agli arresti domiciliari dalle autorità cinesi per il suo ennesimo gesto di indipendenza e per il suo impegno politico.
Da lunedì 22 a giovedì 25 novembre si terrà all’Odeon Firenze Lo schermo dell'arte, festival internazionale di film dedicati alle arti contemporanee, diretto da Silvia Lucchesi. Giunto alla sua terza edizione, il festival, è un appuntamento atteso da chi è interessato a conoscere la ricchezza delle diverse esperienze dell’arte contemporanea. Verranno presentati 14 film tra corti e lungometraggi provenienti da tutto il mondo, di cui 7 prime italiane, che sono una attenta selezione di film d’artista e documentari sui maggiori artisti, architetti e fotografi di oggi. Raccontare le esperienze creative del nostro tempo attraverso lo strumento popolare del cinema: questa la formula di successo dello Schermo dell’arte. Ne è conferma il numero di 3500 spettatori che lo scorso anno hanno affollato la splendida sala dell’Odeon.
Il programma comprende le sezioni: Sguardi, film dedicati ai principali protagonisti delle arti contemporanee; Cinema d'artista, film realizzati da artisti che hanno scelto il cinema come strumento espressivo; e Festival Talks dedicata ad incontri con artisti, curatori ed esperti di arti contemporanee.
Nell’ambito di quest'ultima, mercoledì 24 novembre alle ore 10.30 al Museo Marino Marini, si terrà una tavola rotonda dal titolo Il documentario nella pratica dell’arte contemporanea. Un incontro che intende riflettere sul crescente interesse mostrato in questi ultimi anni dagli artisti per la capacità documentaria dell’arte. Il cinema, infatti, viene sempre più usato come strumento narrativo di eccellenza per comprendere, raccontare e comunicare gli eventi politici e sociali di cui gli artisti sono testimoni. Sono questi i temi trattati nei film di Phil Collins, Jan Peter Hammer, Renzo Martens e Libia Castro & Ólafur Ólafsson, presentati in questa edizione del festival. Partecipano all’incontro: Bettina Steinbrügge, Bettina Steinbrügge, responsabile dei programmi artistici de La Kunsthalle Mulhouse, co-curatrice del Forum Expanded del Berlin International Film Festival, autrice del libro The Need To Document. e gli artisti Phil Collins, Jan Peter Hammer e Libia Castro & Ólafur Ólafsson.
Ad inaugurare il festival la sera di lunedì 22 novembre alle ore 21.00 sarà il lungometraggio Jean-Michel Basquiat – The Radiant Child di Tamra Davis, in anteprima italiana. E’ un'intervista inedita all'artista americano nel 1986, poco prima della sua prematura scomparsa, montata insieme a materiale d'archivio della sfavillante New York degli anni '80. Le musiche sono curate da Mike D. leader dei Beastie Boys, marito di Tamra Davis. Entrambi saranno presenti in sala.
Altro appuntamento da non perdere è martedì 22 novembre alle ore 21.00 con WASTE LAND di Lucy Walker, altra anteprima italiana, dove la vita nella discarica più grande del mondo, il Jardim Gramacho a Rio de Janeiro, diventa un film. E' un documentario sul complesso progetto artistico che Vik Muniz, uno dei più conosciuti artisti contemporanei, ha realizzato insieme ai “catadores", uomini e donne che vivono raccogliendo rifiuti: creare con l'immondizia i ritratti degli operai della discarica, fotografarli e mandare all'asta le opere.
E inoltre incontri con artisti che usano il mezzo cinema come mezzo di espressione, tra cui Phil Collins, Jan Peter Hammer, Libia Castro & Ólafur Ólafsson che presenteranno in sala i loro film e il collegamento Skype da New York con Renzo Martens.
Novità di questa edizione è il “Premio Lo schermo dell’arte”, un concorso per la produzione di un video originale della durata minima di quindici minuti riservato a giovani artisti italiani, realizzato in collaborazione con FST Mediateca Toscana per sostenere la produzione originale e di qualità di giovani emergenti nel campo del video.
La sera del 25 novembre alle ore 21.00, serata conclusiva del Festival all’Odeon Firenze verrà premiato il progetto Ladies and Gentlemen di Luca Bolognesi scelto all'unanimità dalla giuria composta da Francesco Bernardelli, Bruno Di Marino e Silvia Lucchesi. L'artista riceverà il "Premio Lo schermo dell'arte" consistente in 10.000 euro da utilizzare per la produzione del suo video che sarà proiettato in prima italiana nell’ambito della quarta edizione dello Schermo dell’arte Film Festival in programma nel mese di novembre 2011.
Lo schermo dell’arte è incluso nella rassegna “50 giorni di cinema internazionale a Firenze” organizzata da FST ‐ Mediateca Toscana Film Commission con il supporto di Regione Toscana, Provincia e Comune di Firenze ed è realizzato nell’ambito del progetto regionale “Toscana in contemporanea 2010”.
Dalla sua prima edizione Lo Schermo dellʹarte collabora con le realtà del sistema territoriale dell’arte contemporanea: il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, il Centro di Cultura Contemporanea Strozzina, EX3 Centro per l’arte contemporanea e il Museo Marino Marini.
Lo schermo dell’arte si avvale del prezioso sostegno dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze/ Osservatorio per le Arti Contemporanee, e del contributo di Opinion Ciatti e Cecchi.
Sarà pubblicato un catalogo con testi in italiano e inglese distribuito gratuitamente.
L’artista Francesco Ozzola ha realizzato la sigla filmata di questa terza edizione del festival.
LO SCHERMO DELL’ARTE FILM FESTIVAL
Odeon Firenze
Piazza Strozzi 1
22 - 25 novembre 2010
Biglietti:
giornaliero € 7 (intero), € 5 (ridotto)
abbonamento 4 giorni € 15
prevendite Odeon Firenze
da lunedì 15 a domenica 21 novembre dalle 16:00 alle 18:00
lunedì 22 novembre dalle 18:00 alle 21:00
Ingresso libero ai Festival Talks
Per maggiori informazioni e programma dettagliato: www.schermodellarte.org
Facebook: Lo schermo dell’arte
Ufficio stampa: Studio Ester Di Leo, Firenze Tel. 055 223907 email: esterdileo@gmail.com
Le mime Paul
arte trasalimenti ideato e curato da gabriele di pietro.
Ettore Le Donne_trasalimenti 2010_Rocca Calascio.
...un artista contemporaneo di rilevante spessore culturale e di vasta esperienza, sperimentatore di molteplici linguaggi espressivi: dai disegni, ai dipinti a tempera e ad olio di matrice iperspazialista, ai collage, agli sconfinamenti extrapittorici e concettuali degli anni Settanta e Ottanta fino ad oggi, quali la performance ed il ready-made, il teatro, l'installazione, l'ambiente, gli scritti teorici....
| Ettore e Ilija Soskic |
arte trasalimenti ideato e curato da gabriele di pietro.
venerdì 19 novembre 2010
Fiona Liberatore_trasalimenti 2010_Rocca Calascio.
Gino Gentile_trasalimenti_Rocca Calascio 2010
arte trasalimenti ideato e curato da gabriele di pietro.
Lo sguardo di Gino Gentile assume la posizione dell'interno. Affondando la mano nel Novecento poetico (artistico - letterario - musicale) ed indagando e rapportando l'evoluzione dell'arte...
Lo sguardo di Gino Gentile assume la posizione dell'interno. Affondando la mano nel Novecento poetico (artistico - letterario - musicale) ed indagando e rapportando l'evoluzione dell'arte...
Miltos Manetas_Trasalimenti Rocca Calascio,agosto 2010
arte trasalimenti ideato e curato da gabriele di pietro.
Manetas in Sintesi
di Silvia Litardi
"E' la prima volta che presento NEEN in Italia e mi piace farlo da qui, da Napoli che è una citta' molto "neen"!Esordisce cosi' Miltos Manetas in una tavola rotonda ospitata all'interno della manifestazione SINTESI, presso la Fondazione Morra di Napoli dal 23 al 30 Aprile scorsi.
Fuori del Palazzo dello Spagnuolo brulica la vita del quartiere Sanita' che tutti noi uditori abbiamo attraversato con il solito disagio pre-confezionato alla Stazione Garibaldi.
Mi aspettavo di trovare uno smanettone cibernetico al posto di questo adone greco (Miltos Manetas e' nato ad Atene nel 1964), svezzato presso l'Accademia di Belle Arti di Brera e ora diviso tra Parigi, New York e Los Angeles.
Per quanto lo stesso Manetas non sembri in grado di dire cosa Neen sia, è d'obbligo spendere qualche parola sulla trovata linguistica che supporta tutto il progetto. Neen e telic sono due parole coniate dalla nota casa di brand Lexicon (la stessa che ha inventato i nomi Powerbook e Pentium). Manetas aveva bisogno di parole che dessero il senso di una nuova vita artistica.
Telic, dal greco telos, indica tutto ciò che viene fatto per un fine, neen, invece, è un palindromo e in greco antico significa "esattamente adesso". Il telic è lo spirito ordinatore, iper-produttivo che anima le società industriali. Lo spirito neen è specularmene opposto al telic, disordinante e ludico, assolutamente in lotta con tutto ciò che produce stress. Tutta questa duplicità rimanda fin troppo alla catena del dionisiaco-apollineo. Insomma "+ fai + sei neen", non a caso moltissime delle animazioni prodotte non sono altro che il riciclo di cose trovate nella rete e ri-animate. Il gruppo di net.artisti, grafici, haker che lavorano sotto il panciotto protettivo di Manetas, realizzano perlopiu' animazioni in flash, spesso interattive.
In genere sono molto colorate, divertenti, quasi un puro e semplice intrattenimento virtuale. "Neen è vicino al cute, carino come dicono gli americani, che evidentemente non ha la stessa accezione negativa che ha in Europa. é un carino militante!".
Questa attenzione dei neenstar all'estetica delle loro opere è molto lontana dall'approccio low-tek dei pionieri della net.art per cui la ricerca concettuale predominava sullÕesposizione graficamente gradevole. Non a caso, parlando delle pratiche dei net.artisti, li si è spesso considerati i nipotini di Fluxus. Basta pensare alla Mail Art, a come Ray Johnson e company avevano parodiato l'ufficialita' del fare artistico, a come la natura democratica del network (il sistema postale) aveva, ancora una volta, puntato il dito sullÕaura mitica dellÕartista.
Nel progetto di Manetas si riscontrano tutta una serie di modalita' che sono facilmente riconducibili ad exempla ormai noti a chi non e' completamente digiuno di net.art.
Basta ricordare le riflessioni linguistiche di Vuk Cosic, ma, soprattutto, le operazioni di haking culturale del gruppo bolognese 0100101110101101.org.
| gianni valentini,fiona liberatore e miltos manetas a rocca calascio trasalimenti 2010 |
| manetas e iljia soskic a trasalimenti rocca calascio 2010 |
Manetas in Sintesi
di Silvia Litardi
"E' la prima volta che presento NEEN in Italia e mi piace farlo da qui, da Napoli che è una citta' molto "neen"!Esordisce cosi' Miltos Manetas in una tavola rotonda ospitata all'interno della manifestazione SINTESI, presso la Fondazione Morra di Napoli dal 23 al 30 Aprile scorsi.
Fuori del Palazzo dello Spagnuolo brulica la vita del quartiere Sanita' che tutti noi uditori abbiamo attraversato con il solito disagio pre-confezionato alla Stazione Garibaldi.
Mi aspettavo di trovare uno smanettone cibernetico al posto di questo adone greco (Miltos Manetas e' nato ad Atene nel 1964), svezzato presso l'Accademia di Belle Arti di Brera e ora diviso tra Parigi, New York e Los Angeles.
Per quanto lo stesso Manetas non sembri in grado di dire cosa Neen sia, è d'obbligo spendere qualche parola sulla trovata linguistica che supporta tutto il progetto. Neen e telic sono due parole coniate dalla nota casa di brand Lexicon (la stessa che ha inventato i nomi Powerbook e Pentium). Manetas aveva bisogno di parole che dessero il senso di una nuova vita artistica.
Telic, dal greco telos, indica tutto ciò che viene fatto per un fine, neen, invece, è un palindromo e in greco antico significa "esattamente adesso". Il telic è lo spirito ordinatore, iper-produttivo che anima le società industriali. Lo spirito neen è specularmene opposto al telic, disordinante e ludico, assolutamente in lotta con tutto ciò che produce stress. Tutta questa duplicità rimanda fin troppo alla catena del dionisiaco-apollineo. Insomma "+ fai + sei neen", non a caso moltissime delle animazioni prodotte non sono altro che il riciclo di cose trovate nella rete e ri-animate. Il gruppo di net.artisti, grafici, haker che lavorano sotto il panciotto protettivo di Manetas, realizzano perlopiu' animazioni in flash, spesso interattive.
In genere sono molto colorate, divertenti, quasi un puro e semplice intrattenimento virtuale. "Neen è vicino al cute, carino come dicono gli americani, che evidentemente non ha la stessa accezione negativa che ha in Europa. é un carino militante!".
Questa attenzione dei neenstar all'estetica delle loro opere è molto lontana dall'approccio low-tek dei pionieri della net.art per cui la ricerca concettuale predominava sullÕesposizione graficamente gradevole. Non a caso, parlando delle pratiche dei net.artisti, li si è spesso considerati i nipotini di Fluxus. Basta pensare alla Mail Art, a come Ray Johnson e company avevano parodiato l'ufficialita' del fare artistico, a come la natura democratica del network (il sistema postale) aveva, ancora una volta, puntato il dito sullÕaura mitica dellÕartista.
Nel progetto di Manetas si riscontrano tutta una serie di modalita' che sono facilmente riconducibili ad exempla ormai noti a chi non e' completamente digiuno di net.art.
Basta ricordare le riflessioni linguistiche di Vuk Cosic, ma, soprattutto, le operazioni di haking culturale del gruppo bolognese 0100101110101101.org.
Serge reggiani - l'italien
arte trasalimenti ideato e curato da gabriele di pietro.
Elton John - The One [What Dreams May Come]
arte trasalimenti ideato e curato da gabriele di pietro.
giovedì 18 novembre 2010
De Chirico, Ziegler & C.
De Chirico, Ziegler & C.
scandalizzano New York
La mostra sull'arte europea tra le due guerre al Guggenheim attaccata dal New York Times. L'accusa: "Gronda sangue"
MARCO BELPOLITI
L’America scopre l’arte europea tra le due guerre e si scandalizza. Salendo lungo la spirale del Guggenheim per la mostra «Caos and Classicism» si è attirati, oltre che dalle centottanta opere esposte, dai commenti che il pubblico fa davanti alle teste di Benito Mussolini riprodotte in scultura da Ernesto Michahelles e da Renato Bertelli.
Colpisce la gente vedere quanto siano moderne, e forse anche attuali, molte delle sculture e dei quadri esposti, e constatare come l’arte di Picasso (i nudi femminili degli Anni Venti), con il suo sfibrante classicismo delle figure giganti, sia imparentata con quella di uno scultore fascista, Arturo Martini.
Si tratta della medesima tensione formale verso una lingua espressiva che cerca di definire il corpo in rapporto alla somma delle tensioni che, tra gli Anni Venti e gli Anni Trenta, attraversano una Europa in subbuglio. Ma il New York Times, accusa il curatore della mostra Kenneth E. Silver di aver tentato di falsificare la storia, occultando cosa c’è dietro, dal punto di vista politico, a queste opere d'arte. Diciamolo subito, per gli americani, anche per quelli mediamente colti, e non solo per loro, questa mostra (il cui titolo completo è «Caos and Classicism. Art in France, Italy and Germany, 1918-1936») all’apparenza inoffensiva al nostro occhio di continentali, piena di opere, per quanto riguarda l’Italia e la Germania, già ampiamente viste nel corso delle esposizioni europee degli ultimi trent’anni, lo sconcerto e lo shock deve essere stato non piccolo. La testata newyorkese ha scritto che la mostra gronda sangue.
Ma com’è possibile che l’America non abbia ancora fatto i conti con quello che è accaduto in Europa tra le due guerre, prima e durante l’ascesa dei fascismi? Salvo che nelle università la cultura di quel Paese non si è misurata con la complessità delle linee artistiche e culturali che preparano il fascismo, che lo sposano e che in seguito se ne distaccano, almeno in parte, all’inizio degli Anni Quaranta, e durante la guerra, oppure vi restano tenacemente attaccati, come nel caso del grandissimo e fascistissimo Mario Sironi. Un autore tedesco che insegna in America, Wolfgang Schvelbusch, ha scritto di recente un libro in cui paragona gli Stati Uniti di Roosevelt, l’Italia di Mussolini e la Germania di Hitler tra loro, un volume che non è stato letto fuori dai circoli intellettuali. Gli americani ignorano che persino Mies van der Rohe, all’inizio degli Anni Trenta, aveva simpatie per il nazismo.
Il titolo dell’esposizione racchiude bene il senso di questa doppia valenza dell’arte europea tra la sconfitta dei Fronti popolari, l’avvento del nazionalsocialismo e la guerra mondiale. Il caos è ciò che preme sotto e dentro il classicismo di autori come Carrà, Arturo Martini, Giò Ponti, Sironi; è un caos magmatico carico di ribellione all’ordine, di catastrofe interiore, di melanconia e di sessualità prorompente. Quello che colpisce di più nelle opere esposte è proprio l’erotismo che promana da quadri, sculture, oggetti. Un breve film di Jean Cocteau, Le san d'un poète (1930) lo esprime molto bene: un artista a confronto con la sua statua, mito di Pigmaglione, la quale prende forme sempre più umane, uscendo dalla sua gabbia di marmo e ribellandosi al proprio creatore. La rovina classica è la perfetta metafora dell’andare in pezzi di un ordine, quello tradizionale: nei movimenti degli Anni Venti è esplicitamente richiesto e agognato, e insieme respinto. L’Europa è attraversata, come si coglie sia dalle pitture di Léger, sia in quelle di Oppi e di Morandi, da un bisogno di trovare una risposta al caos che si manifesta in quei vent’anni; in particolare, alla forma di ansietà presente anche nelle architetture di Le Corbusier, oltre che nelle pitture di Balthus e di altri artisti. Per chi conosce il travaglio intellettuale di autori come Bataille, Caillois, Benjamin, sa quale crogiuolo sia stata l’arte e la letteratura di quel periodo, tesa tra poli opposti, in senso politico come artistico.
Il fascismo che ricorre alla monumentalità, che costruisce il mito di Roma antica e il nazismo che ricerca l’aura della Grecia classica ne sono un esempio. Il corpo è il protagonista dell’esposizione: il corpo femminile e soprattutto quello maschile, ritratto da Marcel Gromaire, Lorenzo Lorenzetti e Albert Janesh, la cui tempera dei rematori impressiona per il culto quasi omosessuale delle figure ritratte. L’eros caotico che aspira all’ordine è sintomo di un malessere profondo, un disequilibrio con cui la cultura figurativa americana del periodo non si è mai misurata. Basta uscire dal Guggenheim e andare alla mostra di Hopper e dei suoi amici, al Whitney, per capire quale distanza passi tra il disordine eclettico e vivacissimo dell’Europa e la pittura dell’uomo comune del pittore newyorkese.
Senza dubbio è la politica a fare la differenza. La sezione intitolata The Dark side of Classicism è dominata da alcune grandi carte eroiche di Sironi, dai Gladiatori di De Chirico, dal nudo di Kolbe e soprattutto dai quattro nudi femminili (Die vier Elemente) di Adolf Ziegler: tre pannelli conservati nella residenza di Monaco del Führer, simbolo perfetto del binomio caos/classicismo, ma anche forme archetipiche immaginarie di una nuova razza: tedesca, bianca, bionda, polposa. Il critico del New York Times ha visto giusto, ma ha guardato in una sola direzione, mentre Kennet E. Silver, con la sua elegante ed essenziale mostra, ha disposto in realtà molti percorsi lungo l’unica strada che dal basso della galleria di Wright conduce verso l’alto, senza mai disfare il suo cadenzato movimento.
Colpisce la gente vedere quanto siano moderne, e forse anche attuali, molte delle sculture e dei quadri esposti, e constatare come l’arte di Picasso (i nudi femminili degli Anni Venti), con il suo sfibrante classicismo delle figure giganti, sia imparentata con quella di uno scultore fascista, Arturo Martini.
Si tratta della medesima tensione formale verso una lingua espressiva che cerca di definire il corpo in rapporto alla somma delle tensioni che, tra gli Anni Venti e gli Anni Trenta, attraversano una Europa in subbuglio. Ma il New York Times, accusa il curatore della mostra Kenneth E. Silver di aver tentato di falsificare la storia, occultando cosa c’è dietro, dal punto di vista politico, a queste opere d'arte. Diciamolo subito, per gli americani, anche per quelli mediamente colti, e non solo per loro, questa mostra (il cui titolo completo è «Caos and Classicism. Art in France, Italy and Germany, 1918-1936») all’apparenza inoffensiva al nostro occhio di continentali, piena di opere, per quanto riguarda l’Italia e la Germania, già ampiamente viste nel corso delle esposizioni europee degli ultimi trent’anni, lo sconcerto e lo shock deve essere stato non piccolo. La testata newyorkese ha scritto che la mostra gronda sangue.
Ma com’è possibile che l’America non abbia ancora fatto i conti con quello che è accaduto in Europa tra le due guerre, prima e durante l’ascesa dei fascismi? Salvo che nelle università la cultura di quel Paese non si è misurata con la complessità delle linee artistiche e culturali che preparano il fascismo, che lo sposano e che in seguito se ne distaccano, almeno in parte, all’inizio degli Anni Quaranta, e durante la guerra, oppure vi restano tenacemente attaccati, come nel caso del grandissimo e fascistissimo Mario Sironi. Un autore tedesco che insegna in America, Wolfgang Schvelbusch, ha scritto di recente un libro in cui paragona gli Stati Uniti di Roosevelt, l’Italia di Mussolini e la Germania di Hitler tra loro, un volume che non è stato letto fuori dai circoli intellettuali. Gli americani ignorano che persino Mies van der Rohe, all’inizio degli Anni Trenta, aveva simpatie per il nazismo.
Il titolo dell’esposizione racchiude bene il senso di questa doppia valenza dell’arte europea tra la sconfitta dei Fronti popolari, l’avvento del nazionalsocialismo e la guerra mondiale. Il caos è ciò che preme sotto e dentro il classicismo di autori come Carrà, Arturo Martini, Giò Ponti, Sironi; è un caos magmatico carico di ribellione all’ordine, di catastrofe interiore, di melanconia e di sessualità prorompente. Quello che colpisce di più nelle opere esposte è proprio l’erotismo che promana da quadri, sculture, oggetti. Un breve film di Jean Cocteau, Le san d'un poète (1930) lo esprime molto bene: un artista a confronto con la sua statua, mito di Pigmaglione, la quale prende forme sempre più umane, uscendo dalla sua gabbia di marmo e ribellandosi al proprio creatore. La rovina classica è la perfetta metafora dell’andare in pezzi di un ordine, quello tradizionale: nei movimenti degli Anni Venti è esplicitamente richiesto e agognato, e insieme respinto. L’Europa è attraversata, come si coglie sia dalle pitture di Léger, sia in quelle di Oppi e di Morandi, da un bisogno di trovare una risposta al caos che si manifesta in quei vent’anni; in particolare, alla forma di ansietà presente anche nelle architetture di Le Corbusier, oltre che nelle pitture di Balthus e di altri artisti. Per chi conosce il travaglio intellettuale di autori come Bataille, Caillois, Benjamin, sa quale crogiuolo sia stata l’arte e la letteratura di quel periodo, tesa tra poli opposti, in senso politico come artistico.
Il fascismo che ricorre alla monumentalità, che costruisce il mito di Roma antica e il nazismo che ricerca l’aura della Grecia classica ne sono un esempio. Il corpo è il protagonista dell’esposizione: il corpo femminile e soprattutto quello maschile, ritratto da Marcel Gromaire, Lorenzo Lorenzetti e Albert Janesh, la cui tempera dei rematori impressiona per il culto quasi omosessuale delle figure ritratte. L’eros caotico che aspira all’ordine è sintomo di un malessere profondo, un disequilibrio con cui la cultura figurativa americana del periodo non si è mai misurata. Basta uscire dal Guggenheim e andare alla mostra di Hopper e dei suoi amici, al Whitney, per capire quale distanza passi tra il disordine eclettico e vivacissimo dell’Europa e la pittura dell’uomo comune del pittore newyorkese.
Senza dubbio è la politica a fare la differenza. La sezione intitolata The Dark side of Classicism è dominata da alcune grandi carte eroiche di Sironi, dai Gladiatori di De Chirico, dal nudo di Kolbe e soprattutto dai quattro nudi femminili (Die vier Elemente) di Adolf Ziegler: tre pannelli conservati nella residenza di Monaco del Führer, simbolo perfetto del binomio caos/classicismo, ma anche forme archetipiche immaginarie di una nuova razza: tedesca, bianca, bionda, polposa. Il critico del New York Times ha visto giusto, ma ha guardato in una sola direzione, mentre Kennet E. Silver, con la sua elegante ed essenziale mostra, ha disposto in realtà molti percorsi lungo l’unica strada che dal basso della galleria di Wright conduce verso l’alto, senza mai disfare il suo cadenzato movimento.
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