mercoledì 16 marzo 2011

La Belle Epoque


Oltre 120 opere per una rassegna monografica e tematica al tempo stesso, che presenta 60 capolavori del pittore ferrarese a fianco di 60 opere dei più importanti artisti di fine Ottocento italiano, da De Nittis a Corcos, da Zandomeneghi a Signorini, in grado di ripercorrere l’evoluzione del gusto pittorico che rappresentò quel felice periodo storico conosciuto come Belle Époque.
Sette anni di successi e oltre 600.000 visitatori hanno fatto di Como uno dei centri espositivi più importanti d’Italia. Dopo gli appuntamenti dedicati, tra gli altri, a Miró, Picasso, Magritte, agli Impressionisti, a Klimt e Schiele, e a Rubens, dal 26 marzo al 24 luglio 2011, le sale della settecentesca Villa Olmo si aprono ai capolavori di Giovanni Boldini e ad altri straordinari artisti italiani, da Giuseppe De Nittis, sublime interprete di un’eleganza raffinata e metropolitana, a Federico Zandomeneghi, le cui tensioni introspettive sono vicine all’impressionismo francese, a Vittorio Corcos, che porta sulla tela il magnetismo senza tempo dell’universo femminile.
La mostra, curata da Sergio Gaddi, assessore alla cultura del Comune di Como, e da Tiziano Panconi, fra i maggiori esperti della pittura italiana dell’800, è ideata e prodotta dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Como, con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Lombardia e con il sostegno di Unicredit in qualità di main sponsor.

Se da un lato i 60 capolavori di Giovanni Boldini, come Mademoiselle De Nemidoff (1908), Berthe che legge la dedica su un ventaglio in piedi nel salotto, Nudo di giovane donna semisdraiata (1863), Femme au gants (1888), Ritratto di Emiliana Concha de Ossa (1901), permettono di gettare una luce sull’attività internazionale di uno degli indiscussi protagonisti dell’arte italiana ed europea di fine ‘800-inizi ‘900, dall’altro, le 60 opere dei più importanti artisti di fine Ottocento italiano, consentiranno di ripercorrere, a livello figurativo, l’evoluzione del gusto pittorico che si diffuse in tutta Europa e che rappresentò i cambiamenti di questo nuovo mondo, nei suoi aspetti estetici più peculiari, dall’emancipazione dell’individuo alla crescita della consapevolezza femminile.


Redattore: RENZO DE SIMONE
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Informazioni Evento:
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Data Inizio:26 marzo 2011
Data Fine: 24 luglio 2011
Costo del biglietto: 10,00 euro
Luogo: Como, Villa Olmo
Orario: da martedì a giovedì: 9 -20; da venerdì a domenica: 9 -22 ; lunedì chiuso
Telefono: 031 571979

mercoledì 9 marzo 2011

Alberto Di Fabio_arte_trasalimenti


Gagosian Gallery è lieta di presentare una mostra di dipinti recenti e opere su carta di Alberto Di Fabio. Questa è la sua prima mostra personale di Atene.


lavoro di Di Fabio interseca i mondi dell'arte e della scienza con i temi della biologia, ecologia e natura. Le opere in precedenza in questo gruppo di esplorare le strutture del corpo umano e il cervello. Le immagini sono microscopiche la loro attenzione, il che implica schemi biologici, strutture cellulari, flora, ecosistemi, e la ricerca farmacologica. Di Fabio osserva come la capacità della mente umana di informazioni sembra amplificato a causa dei mezzi crescente delle comunicazioni che saturano la nostra vita quotidiana, e ci invita a riconsiderare il corpo nelle sue funzioni più essenziali - porre domande su scienza ed estetica, vita e arte.


Durante tutta la sua immagini astratte, Di Fabio ha sviluppato e ampliato il suo interesse per il mondo naturale. Egli sovrappone strati di immagini tratte da riferimenti scientifici e medici e li filtra attraverso le proprie riflessioni, ampliando le indicazioni e l'aggiunta di dettagli immaginato. Nel suo ultimo lavoro, indaga l'essere umano fascino perenne del rapporto tra l'arte e il cosmo, affrontando le leggi che regolano il caos nell'universo, come la teoria della relatività e teoria quantistica. In NeuroNE Blue (2.009), egli diagrammi i segnali chimici che vengono trasmessi attraverso le sinapsi per rappresentare il sistema sensoriale umana, mentre alludendo alla cosmologia dei cieli. Di Fabio cita gli antichi filosofi greci Anassimandro, uno dei primi sostenitori della scienza e lo studio delle stelle, pianeti e galassie, e Democrito, che ha inventato una teoria atomica dell'universo, come ispirazioni.


Le sue opere senza titolo su carta continuare la sua dedizione alla forma organica, l'oggetto e di processo. Applicando acrilico su carta cinese, archi luminosi sparare attraverso la pagina mentre i modelli di creare effetti caleidoscopici allover vertiginosa.


Alberto Di Fabio è nato ad Avezzano in 1.966, e ha studiato presso l'Accademia delle Belle Arti, Roma. mostre recenti includono "Cosmospolitan", Almada, Londra e "Elevazioni e permutazioni," Pardes Laboratorio Ricerca Arte Contemporanea, Mirano, Venezia. Nel 2010, Alberto Di Fabio è stato assegnato il "Dante Ruffini eun Maddalena Rettirosso" premio, fondato dal professor astrofisico Remo Ruffini, alla 61 ª Fondazione Michetti per il suo Sinapsi e Galassie pittura (2008).


Di Fabio vive e lavora tra Roma e NewYork





Per informazioni si prega di contattare Christina Papadopoulou a cpapa@gagosian.com O +30.210.36.40.215.


lunedì 7 marzo 2011

Tamara de Lempicka.La regina del moderno

inaugurazione giovedì 10 marzo 2011 dalle ore 18.30 alle ore 20.30


Inizia con la mostra ''Tamara de Lempicka. La regina del moderno'' il nuovo anno espositivo del Complesso Monumentale del Vittoriano di Roma. Dall'11 marzo al 3 luglio, Tamara de Lempicka l'artista piu' nota e amata del periodo De'co, simbolo delle istanze moderniste degli anni Venti e Trenta, viene presentata per la prima volta in questa mostra, a cura di Gioia Mori, attraverso un confronto diretto tra le sue opere e quelle dei suoi contemporanei.

Abituata a conversare in lingue diverse, la Lempicka ''parla'' con la stessa disinvoltura un esperanto artistico, mischiando linguaggi figurativi di varie correnti e radici: cubo-futurismo russo e francese, ''ritorno all'ordine'' italiano, ''realismo magico'' tedesco, ''realismo'' polacco. Una babele di elementi rielaborati in modo geniale fino a creare una ''lingua'' nuova, autonoma e individuale, dai caratteri accattivanti.


Pittrice cosmopolita e icona dell’Art déco, Tamara de Lempicka ha creato immagini che sono diventate il simbolo di un’epoca, “i folli” anni Venti e Trenta di cui diventa la più brillante interprete, introducendo nei suoi dipinti i simboli della modernità e rappresentando la donna emancipata, libera, indipendente e trasgressiva.

Considerando la vita come un’opera d’arte e sostenuta da una volontà ferrea di affermazione, Tamara coltiva il suo talento artistico, ma anche costruisce con cura la propria immagine di donna elegante e sofisticata, divenendo presto la protagonista stravagante della mondanità europea.



Redattore: RENZO DE SIMONE

Informazioni Evento:




Data Inizio:10 marzo 2011
Data Fine: 03 luglio 2011
Luogo: Roma, Complesso del Vittoriano, Ala Brasini
Orario: Dal Lunedì al Giovedì: 9.30-19.30 Venerdì e Sabato: 9.30-23.30 Domenica: 9.30-20.30

TRASALIMENTI 1998 - 1999 - 2000 - Fondaci di Castelbasso



arte trasalimenti ideato e curato da gabriele di pietro.

venerdì 4 marzo 2011

Alberto Giacometti. L’anima del Novecento. Sculture, dipinti, disegni

Sculture, dipinti, disegni. Tutti appartenenti ad una medesima collezione, mai esposta in Europa nella sua completezza da quando ha lasciato lo studio parigino di Alberto Giacometti, una delle icone del Novecento.

Il MAGA di Gallarate ospita la collezione dal 5 marzo al 5 giugno, in una mostra promossa dalla Fondazione Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea Silvio Zanella, presieduta da Angelo Crespi, con la direzione di Emma Zanella.
La mostra è curata da Michael Peppiatt, autore di “In Giacometti’s Studio”- libro nel quale documenta la ricognizione da lui compiuta nell’archivio prima inesplorato di uno dei rami della famiglia, ricognizione che è alla base anche di questa preziosa rassegna- con il coordinamento generale di Cinzia Chiari. Gli allestimenti della mostra sono affidati a Maurizio Sabatini lo scenografo che lavora con Giuseppe Tornatore.

Gli eredi di Giacometti gli hanno infatti accordato il permesso di esaminare la collezione, pubblicare a lavori ultimati un nuovo libro, e procedere alla catalogazione delle opere. “E’ un materiale – afferma Peppiatt – che getta nuova luce sul modo di lavorare di Giacometti, «afflitto» da una specie di compulsione al bozzetto. Tanto da schizzare sulla prima pagina di France Soir dei nudi di Christine Keeler, la showgirl che fece tremare l’establishment britannico degli anni Sessanta quando venne riconosciuta come l’amante del Tory John Profumo. Il quotidiano, datato 1963, portava in prima pagina un articolo sul piccante affair. Corrispondenza che, evidentemente, ispirò l’artista svizzero solleticando il suo bisogno di disegnare. «C’è un qualcosa di intimo in questi lavori», ha detto all’Observer Peppiatt. «Mi hanno permesso di spaziare fa 300 disegni, ed ero commosso. Sentivo quasi la presenza di Giacometti, come se i suoi schizzi stessero cadendo direttamente dalle sue mani.

Ha scarabocchiato ovunque: sulle pagine dei libri, su pezzi di carta presi nei caffè». Un altro esempio di questi sketch improvvisi si trova su una pagina strappata da L’Express in cui l’artista pasticciò la fotografia di Lee Harvey Oswald, l’assassino del presidente John Kennedy. Di fianco, poi, Giacometti scrisse ripetutamente la parola italiana «continuare», oltre che un appunto di lavoro: «i busti sono stati fatti velocemente, e un dipinto questa sera, i disegni presto». «Gli sketch - spiega ancora Peppiatt - erano per lui una forma di pensiero istintivo.
Non stava mai senza una matita in mano o una sigaretta in bocca».


Ma la mostra al MAGA non si limita a documentare questo aspetto dell’attività di Giacometti. Insieme a schizzi e disegni propone infatti ben 49 sculture ed una importante selezione di dipinti. Le sculture ritraggono membri della famiglia Giacometti: il padre, la madre, la sorella Ottlilia e il fratello Diego. Un secondo gruppo propone invece un campione rappresentativo dei lavori figurativi del dopoguerra di Giacometti: figure intere sia maschili che femminili, un “Homme qui marche”, alcune di teste di “Lotar”, una “Femme de Venise” e diversi busti della moglie Annette.
La collezione di disegni è molto vasta e comprende tanto ritratti a figura intera quanto copie di lavori da opere classiche, insieme agli schizzi sui più diversi supporti.


Benché le opere scelte siano focalizzate sul periodo della maturità artistica di Giacometti, sono molti gli aspetti della mostra che puntano verso un Giacometti intimo, com’è lecito attendersi da una collezione di proprietà della stessa famiglia Giacometti.

Un’ampia sezione documentaristica, anch’essa ricca di materiali sino ad oggi inediti, completa la mostra. Vi sono presentate immagini fotografiche che ritraggono l’artista al lavoro e che raccontano delle sue frequentazioni, insieme a lettere e ad altri documenti, per far rivivere una personalità artistica d’eccezione.



Redattore: RENZO DE SIMONE

Informazioni Evento:




Data Inizio:06 marzo 2011
Data Fine: 05 giugno 2011
Costo del biglietto: 8,00 euro
Luogo: Gallarate, Museo MAGA
Orario: 9.30 - 19.30 martedì - domenica; Chiuso il lunedì
Telefono: 0331706011 / 0331706048
E-mail: http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Eventi/info@museomaga.it
Sito Web: http://www.museomaga.it/

giovedì 3 marzo 2011

MAXXI - MICHELANGELO PISTOLETTO

Il MAXXI, in coproduzione con il Philadelphia Museum of Art, dedica due mostre al grande Maestro italiano, tra i fondatori dell'Arte Povera e figura di riferimento per le giovani generazioni: Michelangelo Pistoletto: Da Uno a Molti, 1956-1974, con più di 100 lavori provenienti da collezioni pubbliche e private italiane e americane, e Cittadellarte, un focus sull'omonimo laboratorio creativo fondato da Pistoletto a Biella nel 1998, dove l'arte si fa impegno civile e sociale.

in collaborazione con Philadelphia Museum of Art, a cura di Carlos Basualdo


Michelangelo Pistoletto: da Uno a Molti, 1956 - 1974, con più di 100 lavori provenienti da collezioni pubbliche e private italiane e americane, racconta uno tra gli artisti italiani viventi più rilevanti a livello internazionale, tra i fondatori dell’Arte Povera e figura di riferimento per le giovani generazioni, considerato negli Stati Uniti un anticipatore delle pratiche artistiche di partecipazione.

La mostra affronta il percorso artistico del Maestro, da una rigorosa indagine sulla rappresentazione di se stesso fino allo sviluppo delle collaborazioni creative che caratterizzano anche la sua attuale ricerca.
Le opere sono allestite in tre gruppi principali. I Quadri specchianti e i Plexiglass sono esposti insieme rispettando il raggruppamento concettuale pensato in origine dall'artista. Gli Oggetti in meno, gli Stracci e le opere della serie Luci e riflessi, sono disposti insieme in un unico ambiente. Uno spazio a parte è riservato alle Azioni e Performance degli artisti del gruppo teatrale Lo Zoo e ospita oggetti di scena legati alle performance, documentazioni fotografiche e video.


Tutte queste opere contribuiscono a raccontare il lavoro di Pistoletto nel contesto delle trasformazioni che nel dopoguerra hanno investito l’Italia, l’Europa occidentale e il Nord America, esplorando le relazioni del suo lavoro con la Pop Art, il Minimalismo e il Concettuale, e in particolare, sottolineando l’aspetto collaborativo della sua opera che ha caratterizzato la sua ricerca dalla metà degli anni Cinquanta.

Affianca la mostra Michelangelo Pistoletto: da Uno a Molti, 1956 – 1974, l’esposizione Cittadellarte: un focus sull’omonimo laboratorio creativo fondato Pistoletto a Biella nel 1998, dove l’arte ancor di più si fa rete, in diretta interazione con la società.



Redattore: RENZO DE SIMONE

Informazioni Evento:




Data Inizio:04 marzo 2011
Data Fine: 15 agosto 2011
Costo del biglietto:
Prenotazione:
Luogo: Roma, MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Gallerie 2 e 3
Orario: mar-merc-ven-dom 11-19 gio-sab 11-22; chiuso lunedì
Telefono: 06 39967350
Sito Web: http://www.fondazionemaxxi.it/

martedì 1 marzo 2011

lunedì 28 febbraio 2011

domenica 27 febbraio 2011

giovedì 24 febbraio 2011

Wim Delvoye_arte_trasalimenti

A giudicare dalla sua mostra retrospettiva - la prima di una nuova serie presso il Centro Pecci, ora diretto da Daniel Soutif - il richiamo del scatologico ha preso il sopravvento nel lavoro recente di Wim Delvoye. Sì, la mostra contiene anche opere degli anni '80 e '90, tutti basati su paradosso: pali da calcio realizzati con antiche tecniche di vetro colorato ("obiettivi", 1989-92) e solo in attesa del primo calcio irriverente di spezzare loro; "Gas canestri," 1988-1989, decorato nello stile di porcellane di Delft e il barocco "Betoniere," 1990-92. Ma tutto questo Semed per essere semplice prologo, che costituiscono l'infanzia di un artista che oggi è finalmente entrata nella sua maturità e alla luce del sole con la sua ossessione con i fluidi corporei e residui - e, in particolare, con la merda. Infatti, la mostra ruota intorno alla grande "Cloaca Turbo" (fogna Turbine), 2003, un complesso meccanismo meccanico-chimico-elettronico che riproduce il ciclo umano di mangiare, digestione ed escrezione. Si tratta di una variante perfezionata su due macchine precedenti che avevano lo stesso obiettivo. Questo lavoro è stato così fortemente presente - alimentata ad intervalli regolari, con un menù che è prestabilita e un calendario di consegna puntualmente rispettate da un ristoratore - che ogni altra opera in mostra, hanno dovuto necessariamente fare riferimento ad esso, tuttavia tangenzialmente.

 Gli intarsi di marmo del pavimento decorazioni geometriche sono stati sostituiti da fette di salumi di vario genere - solo un'altra allusione grezzo (come lo erano le pelli tatuate di suini scorticato) per i processi digestivi tal fine, naturalmente, in escrezione. Per non parlare di "Baci Anale", 1999-2000, segni lasciati da uno stronzo rossetto. Queste e altre opere qui sembrava, ma uno schizzo dissimulato e anche poetico di tale attività primaria dell'uomo, la produzione di merda.
 
 
Stranamente, non si è davvero tentati di classificare questa opera con riferimento al concetto freudiano di "fase anale" di un bambino (e quindi l'artista, che ha assunto quel ruolo). Né è una tentazione di portare l'idea della provocazione sociale o immagini di conformità, il consumismo, o anche allegorie per l'arte attuale. Al contrario, tutti i riferimenti rientrare nel flusso del linguaggio più elevato della storia dell'arte. Non è un caso, per esempio, che la scrittura sul lavoro Delvoye è pieno di riferimenti alla pittura fiamminga e olandese del vecchio maestro, da Bosch a Rembrandt, o nel magico mondo di automi del XVIII secolo. E infatti, il lavoro Delvoye sembra essere una continuazione consapevole di quella tradizione, piuttosto che un caso clinico di ossessione scatologico. All'interno della storia delle immagini c'è una linea espressiva legata al mondo "basso" di fluidi corporei, in contrasto con il regno celeste delle idee. Si tratta di un mondo visivo la cui metafore continuamente puntare al contrasto immenso tra materia e idea, corpo e anima. E 'un mondo dove la merda è merda tautologicamente, prima di essere una immagine metaforica, e dove questo non appartiene alla sfera individuale o sociale - unterstood come una critica, la lotta, o la denuncia - ma ad una molto più primitiva, contadina, rito collettivo, come primordiale come letame sui campi, così vitale come la puzza di merda.
 
- Marco Meneguzzo

domenica 20 febbraio 2011

Carla Accardi_arte_trasalimenti

Il 1950 e primi anni 60 continuano a essere piena di sorprese. Uno di loro, per gli americani, almeno, è opera del pittore italiano Carla Accardi. La signora Accardi, che è 80, è una stella d'arte su ordine di Agnes Martin in Italia. Ma questa piccola indagine di 50 anni di pittura presso Sperone Westwater, e un display di accompagnamento di gouaches alla Casa Italiana, è solo il suo aspetto seconda personale a New York, e il primo a recensire i suoi sforzi iniziali.
lavoro Ms. Accardi è un precursore all'Arte Povera, con la sua enfasi su materiali e processi nonart semplice e strutture. Nel 1947 divenne uno dei membri fondatori di Forma I, un gruppo di artisti di Roma che si sono definiti come sia marxista e formalista. Ha adottato un reductivist, demistificante approccio alla pittura, come hanno fatto molti europei e americani del periodo.




I dipinti mostra comprende opere imponenti dalla metà degli anni 1950, i cui campi di circoli sparsi e sovrapposizioni e di segni, resi in bianco o giallo su fondo nero, suggeriscono una risposta controllata al lavoro di Jackson Pollock. All'inizio degli anni 1960, si era rivolto al blues saturi o verdi su campi in rosso, optando per un ordinato se calligrafia astratto che sembra particolarmente utile nei guazzi di Casa Italiana.

Alla fine degli anni 1960 e in gran parte del 1970, ha spostato la sua sempre più regolarizzati marchio processo di plastica trasparente, sfruttando la trasparenza nelle opere tese e poi i tessuti, e infine in pezzi di free-standing. Una delle opere tessute a Sperone, del 1972 e ha coinvolto in profondità tratti verde, ha una scala robusta e la sua handsomeness nulla-ma-il-fatto ha un sapore perfetto periodo.


Qualche volta nel lontano 1970 o 1980 nei primi anni, la signora Accardi ha raggiunto un punto in cui si sia dovuto diventare uno scultore o tornare indietro, e si voltò indietro.


 Ha iniziato a lavorare su tela di nuovo, utilizzando un vocabolario di simboli lineari la cui incarnazioni più recenti versioni di evocare strombate di graffiti di Keith Haring. Le combinazioni di colori stridenti Op Art, il suo punto di forza, persistono.



-Roberta Smith

sabato 19 febbraio 2011

Evan Penny_arte_trasalimenti

Facile spettacolo. effetti speciali di Hollywood. Tecnica per il bene della tecnica. Non si può negare che tutti questi sembra probabile, le reazioni credibili per le figure in silicone ultrarealistic di Evan Penny. (Opere di Duane Hanson e Ron Mueck sembra impressionistico tramite il confronto.) Ma anche se un occhio immune da spettacolo e le imbarcazioni possono trovare queste opere interessanti. Ciò potrebbe essere dovuto al fatto, per tutte le splendide tridimensionalità che sembra così centrale per loro, il referente reale di questa scultura è la fotografia. Risulta fondamentale esperienza pittorica della nostra cultura in un unico materiale.
"Grande Murray," 2008, un tipico Penny, presenta il torso nudo di un magro, coda di cavallo, maschio cinquanta-qualcosa, realisticamente fondono per ogni suo capello, talpa, e la traccia di stoppie. Alle otto metri di altezza, che schiera il tropo tipicamente fotografico di ampliamento.


 E 'anche il tempo di arresti proprio come fa una foto, facendoci contemplare il dettaglio in un mondo che appare come dovrebbe muoversi. Come una fotografia - e diversamente da opere di Hanson o Mueck - i bordi arbitrario del raccolto scultura un segmento dalla realtà: i tagli pavimento della galleria attraverso il corpo di Murray appena sotto la pancia, le braccia, sciolti lungo i fianchi, sono tagliati fuori ai polsi.

 Infine, per tutto ciò che è nettamente a tutto tondo, "Large Murray" presenta il mondo a noi dal punto di vista singolare della fotografia: Murray sembra perfettamente reale di fronte, come fa da dietro, ma cercate di vedere lui dal lato e sembra appiattita.
 

Nonostante le prime impressioni, Penny non distribuisce la sua tecnica impressionante tradizionale effetto realistico. Dando una presenza materiale per la fotografia, egli richiama l'attenzione tanto alla realismo lacune in merito alle proprie plenitudes.
 
- Blake Gopnik

mercoledì 16 febbraio 2011

Piero Manzoni_arte_trasalimenti

Già nel 1960, l'artista italiano Piero Manzoni ha dichiarato che non riusciva a capire perché ancora i pittori si sono posizionati davanti ai loro tele "come se fosse una superficie da coprire con colori e forme". Quarantacinque anni dopo, i pittori sono ancora appesi su tavola tra pittura e tela, ancora più preoccupanti i loro colori e le forme stupido stupido.
Manzoni preferito attenersi panini o palline di polistirolo poco per le sue tele. Talvolta egli coprire la superficie con tela anche di più, rucked e strettamente a pieghe, o tagliati in piccoli rettangoli, per fare le griglie che sembrava pieghe. Poi si immergere il tutto in una poltiglia caolino porridgy, come una sorta di sostituto per l'atto del dipingere, imbalsamazione tutta la superficie in una brina bianco sporco farinoso. Il mite, caolino bianco latte mi ricorda, inevitabilmente, del viso in polvere di una commedia dell'arte Pierrot, o come il volto bianco-vernice della straziante mimo Marcel Marceau. Manzoni Achromes sono essi stessi una sorta di atto di mimo, pantomima tragicomica della pittura. Alcuni dei suoi Achromes più tardi sono stati goûts birichino di colore bianco lucido, fibra di vetro, si appendono nelle loro cornici boxy come manciate di santa barba di Babbo Natale.
Quando li vedi subito, Manzoni Achromes sguardo quasi bella, una volta divertente o provocatorio, ora sono teneri, pallido e struggente. morte prematura di Manzoni per un attacco cardiaco nel 1963, all'età di 30, composti il senso della fragilità e della mortalità sua arte così spesso manifestato. Non riesco a guardare le scatolette firmate e numerate di merda in scatola di Manzoni, o palloncini, ora sono morti una volta ha riempito il suo stesso respiro, senza essere a conoscenza di esso.


Sabato scorso Tate Modern di Londra ha aperto oltre la pittura, una piccola rassegna di tre stanze dedicate a Manzoni, Alberto Burri e Lucio Fontana, i tre più importanti artisti italiani degli anni 1950 e 1960. Curata dalla collezione della Tate, e con un notevole numero di prestiti, la mostra rimane per un anno. Questo è più di un semplice display. Spesso è meglio guardare un minor numero di opere d'arte piuttosto che molti, per ricordare che le questioni ancora in singolare. Manzoni fu il più giovane dei tre artisti, ognuno dei quali sono morti entro un anno o due l'una dall'altra. Sia lui che Lucio Fontana hanno avuto importanti mostre britannici negli ultimi dieci anni (alla Serpentine e Hayward), mentre il terzo, Alberto Burri, è quasi del tutto scomparso dalla coscienza pubblica in Gran Bretagna.
Gruppi, fazioni e manifesti sono stati parte integrante della scena italiana del dopoguerra artistico. Ma, Burri, Fontana e Manzoni erano più un'affiliazione allentato di un gruppo, molto meno di una generazione. Sembrano non aver creduto abbastanza in le stesse cose. Come se in contraddizione con Manzoni, Alberto Burri ha detto: "Vedo la bellezza e questo è tutto ... Forma e spazio:. Queste sono le qualità essenziali che contano"


Come con l'arte di Manzoni, è più facile vedere queste qualità nel lavoro di Burri ora rispetto a quando è stato fatto, dalla fine del 1940 fino alla metà del 1960, anche se io sono più attratto da i materiali e le cose che ha fatto a loro, piuttosto rispetto alle loro modalità formali o, anzi, lo spazio. Da vicino, la bellezza non è la prima cosa che viene in mente. I suoi materiali - vecchio saccheggio, pannelli di fibre a basso costo, impiallacciature scheggiata e materie plastiche spogliato - sono volutamente infelice, le cose che ha fatto a loro - bruciore, lacrimazione, piercing e così via - estremi. E tuttavia, si desidera avvicinarsi all'arte di Burri, quasi a strofinare il naso in esso.
Più ci si stand a loro, più di Burri agglomerati di vecchio sacco di iuta, impiallacciature di legno tagliato e saldato lastre di ferro, bruciato e plastica bruciata e ti fanno pensare al corpo. Si è formato come medico, e ha lavorato nel settore in quanto tale, prima della sua cattura e l'internamento come prigioniero di guerra negli Stati Uniti; la sua arte fa frequenti allusioni a ferite, suture e deturpazioni. Essa ha anche un sottotesto politico: ha iniziato a lavorare con saccheggi, mentre un detenuto in Texas. (Nel catalogo, Renato Miracco chiama questo campo di prigionieri di guerra un "campo di concentramento". Sono sicuro che questo è fuorviante.)
Nelle rovine del dopoguerra povera Italia, un sacco potrebbe essere una coperta, un borsone, una tenda, un bendaggio, canovaccio per un calco in gesso o un sudario di fortuna. Burri licenziamento anche fatto riferimento ai sacchi di prodotti alimentari inviati in Italia come parte del programma di aiuti Marshall. Saccheggio è il tessile più impervi e più primitivo di. Riammaglia e riparato, o impregnati di sporcizia (di essere trascinati, o di sostegno, nelle sue fibre, le tracce del suo contenuto originale), è stato anche una parodia delle belle lenzuola e gli Juti di tela dell'artista.


I fogli di impiallacciatura di legno che Burri bruciati, anneriti, irrimediabilmente danneggiato e mancato di rispetto, sono anche il risultato di un atto mostruoso o barbarie. Si pensa della guerra e della violazione, e si pensa di pittura. Più tardi Burri ha cominciato a utilizzare le materie plastiche in polietilene ed altri - i materiali del boom industriale ed economico in Italia alla fine del 1950 e 1960. Un foglio di rappreso, fumo colorato, di plastica trasparente in difficoltà, appeso in una cornice che pende liberamente nel centro della galleria, ricorda strati di pelle, bruciature, ferite. Ma, da vicino, è anche come delicato e frangibile come un acquerello o una foglia esotica. Altrove, un foglio di plastica rossa, con grossi buchi bruciati in esso, si rivela sontuosa e terribile, come interiora esposte.
Così anche con tele scavato, allo spiedo e tagliate di Fontana. Righe di tagli di rasoio in un look tela come una sorta di scrittura, e la bocca come, vagine. Fontana, come il Manzoni, aveva un tocco impeccabile e sentire per i materiali. Non ha mai visto il suo taglio e tagliente come distruttivo, ma qualcosa di fatto "in modo da scoprire". Ma per scoprire che cosa? Lo spazio tra tela e parete, per recuperare la sensazione di guardare se stessa ING è un tipo di piercing, o di taglio? Parliamo, in fondo, su uno sguardo penetrante. Non è questo ciò che un pittore, porta a una tela, e non facciamo lo stesso?
A volte Fontana avrebbe tagliato in una tela ancora bagnata di vernice, e andare oltre la superficie forata con vernice ancora di più, fino ad assumere l'aspetto di un organismo nel processo di guarigione. In altri tempi e scatterings righe di fori perforato assunse l'aspetto di una bomboletta spray di arma da fuoco automatica su un muro. Oppure si prende una tela dipinta e piattamente rasoio con una fenditura lunga, attraverso il quale egli avrebbe gentilmente passare le dita, per tirare a parte i bordi. Il sessuale è inevitabile in arte di Fontana, insieme al escrementizia e la violenta. Il fatto che le opere di tre artisti tutti qui fanno venire in mente la parola bellezza è preoccupante. Oppure sono io?


Manzoni, Fontana e Burri può essere visto come precursori dell'arte povera, i cui operatori si stavano mai meno di eleganti nella loro uso di oggetti e materiali, o inconsapevole sulle associazioni di metaforico e simbolico di ciò che hanno fatto. Saccheggio e incendio avrebbe poi girate nelle opere di Jannis Kounellis, uno pensa anche di dipinti di Yves Klein fuoco, i disegni bruciati e bruciato di Antonin Artaud, in cui l'atto di bruciare era una specie di maledizione, un assalto, sulla ritratti e figure tratte che ha sfigurato con i fiammiferi e sigarette accese, mentre nel manicomio di Rodez durante la seconda guerra mondiale. Forse quello che Artaud ha fatto è stato inteso non come arte a tutti. Guardando oltre la pittura, si pensa di torture reali, allora come oggi, così come le cose che la gente infliggere a se stessi, gli uni sugli altri, e gli artisti cose fare per rendere il loro lavoro. Non si può tenere il mondo fuori, ma poi non hai mai potuto.
- Adrian Searle