martedì 4 gennaio 2011

AKIO TAKAMORI_arte _trasalimenti

Akio Takamori di sculture in ceramica evocano un senso misterioso della realtà e presenza. Spesso tratti da ricordi d'infanzia di vita della piccola frazione in Giappone, la sua posizione e le figure a pelo ritraggono persone comuni in corso circa la loro esistenza giorno per giorno. Un altro corpo di lavoro Akio consiste di vasi in ceramica, spesso dipinte con immagini erotiche.
Takamori è nato nel 1950 a Nobeoka, Miyazaki, in Giappone.




 Ha studiato arte alla Masashino Art College, Tokyo,
prima di trasferirsi negli Stati Uniti nel 1974. Ha ricevuto un BFA presso il Kansas City Art Institute nel 1976 e un MFA presso Alfred University di New York nel 1978. Dal 1993 è stato un membro della facoltà dell'Università di Washington School of Art.
Esempi di di lavoro Akio si trova presso l'Istituto Carnegie Art Museum (Pittsburgh), il & Albert Museum Victoria (Londra), il Kansas City Art Institute, il Los Angeles County Museum, il Rhode Island School of Design Museum, e l'Arte Tacoma Museo, tra gli altri. Nel 2006, l'Arizona State University Art Museum creato un turismo "-indagine a metà carriera" del proprio lavoro Akio, tra le nuvole della memoria .





La mostra è stata presentata al Museo d'Arte Tacoma nel 2006, la UW Henry Art Gallery presenta Akio Takamori: i monaci Laughing quello stesso anno.

L.O.V.E. di Maurizio Cattelan a Milano



arte trasalimenti ideato e curato da gabriele di pietro.

Graziano Cecchini: Un Mito!



arte trasalimenti ideato e curato da gabriele di pietro.

lunedì 3 gennaio 2011

BANKSY_arte_trasalimenti

E’ un po’ il De Chirico dei giorni nostri, lui che pesca dai musei il passato artistico di quadri classici, lo trasforma con grande quantità di alienogeni in qualcosa d’altro o lo modifica con elementi che sono davvero improbabili se accostati tra loro all’interno della realtà rappresentata. Lui è Banksy, un artista, un writer, un comunicatore, un grillo parlante, uno spronatore sociale.


Basta leggere i suoi messaggi di pace, di guerra, di protesta, di cannibalismo mediatico, di parossismo vouyeristico umano, di disgusto umano verso l’umano ma anche speranza, di bambini che giocano con la natura sebbene immersi nella confusione urbana delle metropoli.



 Schizzi a matita, collage, murales, stencils, e tanti topi, ratti, pantegane da fognature new yorkesi che si prendono gioco di noi.








sabato 1 gennaio 2011

Venezia The Show



arte trasalimenti ideato e curato da gabriele di pietro.

venerdì 31 dicembre 2010

giovedì 30 dicembre 2010

The Cambodian artist - Pich Sopheap - at his studio in Phnom Penh.

arte trasalimenti ideato e curato da gabriele di pietro.

Nato nel 1974 e nel 1971, Leang Seckon e Pitch Sopheap erano bambini quando la guerra civile e il Khmer Rouge regime combinato di uccidere quasi tre milioni di cambogiani. Mr. Pitch ricorda il caos che seguì ritiro Pol Pot nel 1979, rifugiandosi in pagode rovinato tra le risaie del nord segnato Battambang Provincia.

lunedì 27 dicembre 2010

Antonio Ligabue, l’arte difficile di un pittore senza regole


Antonio Ligabue, il cui vero cognome è Laccabue, nasce in Svizzera a Zurigo il 18 dicembre del 1899.

Figlio di un'emigrante italiana, fu dati in adozione ad una famiglia svizzera tedesca che lo affidò a sua volta ad un Istituto per ragazzi difficili da dove fu espulso a sedici anni.

Selvaggio, imprevedibile per il suo rapporto con il mondo e la realtà, per tutta la vita fu considerato un matto e venne espulso in manette dalla Svizzera ed istradato in Italia.




La sua pazzia era solo il suo essere istintivo ed autentico nella vita, come nel suo essere pittore.




Riconosciuto, come il più alto esponente dei Naif italiani, riempie la realtà della campagna lombarda di alberi e foglie di una fantastica giungla popolata di animali domestici e selvaggi.











 ...A Gualtieri Ligabue sopravvive con lavori precari, solo, ossessionato dal suo profilo che non gli piace e che corregge dandosi sassate sul naso.
Con l’ossessione delle donne (si racconta che abbia inciso un gran sesso femminile nel tronco muschioso di un albero) e della moto, la famosa Guzzi rossa con cui scorrazzava e che ora è in mostra. Con i pochi soldi e qualche aiuto compera colori e nascono i quadri dei suoi animali. Un’intera sala è riempita dai suoi cavalli e umili buoi al lavoro o lotte da pollaio fra galli spumeggianti, una natura da cortile fra paesaggi padani, ma punteggiati da casine e campanili tutti svizzeri; un’altra sala è occupata da un’intera giungla di felini, tigri a strisce dai colori intensi, parenti strette di quelle di Mompracem, immaginate da Salgari, o di quelle dei cartelloni da circo, con le fauci gigantescamente aperte.
In altre opere sono i giaguari a balzare verso le prede, tutti un guizzo di muscoli, appaiono nei quadri saltando verso lo spettatore-preda, e offrono lo stesso fremito che dà l’esplosiva uscita di un misirizzi dalla sua scatola di latta. Felini agili in lotte sanguinose, fra resti umani e nuove prede, da scimmie acide, a boa constriptor, alle antilopi, ma spesso la vittoria felina durerà un attimo. Pelose vedove nere in primo piano nel quadro pazientemente attendono il loro turno. Ligabue sogna una giungla fra i boschi del Po, il fiume serpeggia spesso sugli sfondi. “ Ligabue”, afferma Sgarbi, “riesce a mettere l’Africa nella Padania, un sogno che non verrebbe mai a Bossi.” Ma la grande foresta di questi animali selvatici altro non è che le boscaglie lungo il lutulento Po, immaginate con la stessa primitività e forza arcaica di Henri Rousseau il Doganiere. Nell’ultima sala tutti gli autoritratti di Liguabue rafforzano, in decine di varianti, le sue ossessioni. Per potenza, devastazione fisiognomica e ossessione possono esser avvicinati a quelli di Van Gogh. Certo la cifra di Ligabue rimane un intreccio inestricabile di «imagerie» nazional popolare e forza primitiva: sovrana sui suoi autoritratti la mosca, giantesca, pelosa, rilucente nella sua natura sarcofaga e carnaria, quella che nasce sui cadaveri. È il richiamo alla forza cannibale della natura, ben nota al mondo contadino. Ma è anche la metaforica mosca al naso d’un imprendibile folle della pittura...



...Ricoverato più volte in clinica psichiatrica, Antonio Ligabue portava i suoi deliri sulle tele, mostrandoci tigri con fauci spalancate, insetti in ogni tela e scene cruente di lotte animali.
Probabilmente la tigre era proprio la rappresentazione di se stesso, qualche volta vincitore su lepri e gazzelle, qualche volta sopraffatto da scorpioni e scarafaggi giganti.